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Segreti in Famiglia: Il Nido del Desiderio #3


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
04.11.2025    |    24.194    |    1 9.5
"Il tormento ai capezzoli era atroce ma mi piaceva sempre più, un dolore che mi eccitava, mi faceva sentire sua porca nuora, e mi impegnavo col pompino sin che il pulsare si fece forte, il cazzo..."
Ennio, il padre di mio marito, l'uomo che mi ha vista crescere da nuora innocente a porca dipendente, con quegli occhi neri che mi spogliano nei pranzi domenicali, quelle mani ruvide che mi palpano il culo quando nessuno guarda, e ora quel mostro venoso che mi riempie di sborra calda, rischiando di mettermi incinta con il seme del mio stesso suocero oh, quel brivido eccitante di incesto, quel pericolo rosso di essere scoperta dalla famiglia, mi droga più di qualsiasi cosa, mi fa sentire viva, elettrica, un vulcano di emozioni che erutta passione proibita. Sono la sua nuora troia, drogata dal sesso con il suocero, dal suo odore muschiato di tabacco e sudore maschile che mi invade i sensi, dal sapore salato della sua sborra che mi riempie la gola o mi invade la fica, quel misto di colpa e godimento che mi fa pulsare il clitoride ad ogni pensiero. Ogni respiro sa di lui, di quel tabù che mi carica sessualmente, mi fa desiderare le sue attenzioni come un'ossessione quelle carezze sul culo rubate in cucina, quel "porcellina" sussurrato all'orecchio durante i balli di nozze e ora, con Pietro che si aggiunge al gioco, un altro maschio da dividere con il mio suocero dominante, il mio mondo è un arcobaleno colorato dove il sesso domina, dove ogni stanza profuma di umori caldi, gemiti soffocati e fica dilatata dalla lussuria incestuosa.
Arrivata in paese dopo quel secondo incontro nell'appartamento la mia fica ancora dolorante per la dilatazione del cazzo di mio suocero, un bruciore eccitante che mi eccitava ad ogni passo, ricordandomi come Ennio, il padre di Filippo, mi avesse scopata due volte quel giorno, sborrandomi dentro senza ritegno, il suo seme che mi colava dal culo dopo che mi aveva sfregato lì con la cappella gonfia passai dal supermercato, un posto banale con luci fluorescenti gialle e scaffali pieni di scatole colorate, ma persino lì l'aria sembrava intrisa del mio desiderio per lui, il profumo di pane fresco che si mescolava al sentore salato della mia eccitazione residua, un umore rosa che bagnava gli slip neri mentre pensavo al suocero che mi aveva marchiata come sua. Presi qualcosa di veloce per cena: una pasta pronta in scatola rossa, un po' di formaggio giallo e una bottiglia di vino rosso scuro, come il sangue tabù che mi pulsava nelle vene al ricordo di Ennio che mi sborrava in bocca, quel getto caldo e denso che mi aveva riempita, facendomi ingoiare avida mentre il mio corpo schizzava sul suo viso, la lingua del suocero che leccava il mio umore come un affamato. A casa, il nostro appartamento piccolo con pareti beige e mobili di legno scuro, sbrigai le poche faccende che ancora dovevo fare: lavai i piatti nel lavandino di acciaio freddo, l'acqua che scorreva con un gorgoglio ritmico come i miei gemiti repressi per mio suocero, poi misi in forno la pasta pronta, il profumo di pomodoro bollente che riempiva la cucina, un rosso succoso che mi ricordava la mia fica dilatata dal suo cazzo XXL, quel mostro che mi faceva urlare "papà" nei sogni proibiti. Apparecchiai il tavolo di formica bianca con posate d'argento opaco e un tovagliolo blu, ma le mani mi tremavano leggermente, il corpo ancora carico di quell'energia sessuale incestuosa che mi faceva sentire viva, bagnata, desiderosa di toccarmi lì, sul tavolo stesso, immaginando Ennio che mi piega e mi penetra da dietro, sborrandomi dentro mentre Filippo dorme ignaro dall'altra parte del paese.
Cenai guardando la TV, lo schermo che proiettava luci bluastre su un salotto grigio e anonimo, un programma stupido con risate registrate che echeggiavano come mugolii lontani di mio suocero, ma la mia mente era intrappolata nel vortice viola del desiderio per lui, per quel tabù che mi aveva trasformata in una nuora troia. Ero quasi alla frutta una mela rossa croccante che mordicchiavo piano, il succo dolce che colava sulle labbra come il precum di Ennio – quando squillò il telefono, un trillo stridente che mi strappò dai pensieri. Mi alzai, la sedia che grattava sul pavimento con un suono secco, presi la cornetta dal tavolino di legno accanto al divano, e la voce di Filippo arrivò dall'altro capo, calda ma lontana, un grigio rassicurante in confronto al rosso fuoco del mio suocero. “Ciao amore, come stai?”
Ci scambiammo le novità: gli dissi del colloquio, omettendo i dettagli piccanti – il modo in cui Ennio, mio suocero, mi aveva scopata due volte quel giorno, sborrandomi dentro la fica e la bocca, il suo seme cremoso che mi colava ancora dal culo dopo che mi aveva sfregato lì, il brivido di Pietro che mi aveva squadrata nuda sotto la maglietta, un altro maschio pronto a condividere la nuora troia del suo amico. Filippo fu contento per il mio “lavoro”, un po' basito sul fatto che volessero altri colloqui – “Altri? Ma non finisce più?” e io lo tranquillizzai con una voce dolce, “Tanto non ho nulla da fare, a parte le solite cose di casa,” ma dentro di me ridevo, un riso eccitante malizioso, perché le “cose di casa” ora includevano il mio corpo offerto a Ennio, la fica che si contraeva al ricordo della lingua del suocero sul mio culo, bagnandomi gli slip bianchi mentre parlavo con mio marito, il contrasto tabù che mi eccitava da morire. Lasciai il tavolo lì, già pronto per il mattino con la pasta raffreddata e il vino mezzo vuoto, mi accucciai sul sofà con una copertina leggera di lana rosa, così in tuta, il cuore che batteva forte mentre guardavo la TV ma intanto pensando al domani – a Ennio che mi aspettava per scoparmi di nuovo, al suo cazzo duro pronto a dilatarmi la fica da nuora, alle sue attenzioni che mi facevano sentire viva, drogata, bagnata fino alle ossa – sinché il sonno mi prese, un dormiveglia intriso di sogni rossi di penetrazioni incestuose e sborra calda del suocero.
Venni svegliata dal telefono, un trillo insistente che mi trafisse il cervello come un dito del suocero sul mio clitoride. Era Ennio, la sua voce profonda e suadente che mi fece bagnare all'istante, un fiotto caldo tra le gambe mentre mi stiracchiavo sul divano, la tuta umida contro la fica al solo suono del mio suocero dominante. “Bambina, sono già alla stazione ad aspettarti. Pronta per il tuo 'colloquio' con il tuo suocero porco?”
Gli dissi che mi aveva svegliata, che dovevo ancora vestirmi – ero lì in tuta grigia stropicciata, i capelli arruffati, il corpo ancora profumato di sesso con lui, la fica che pulsava per il tabù – ma lui rise, un suono gutturale che mi vibrò nel basso ventre come la sua cappella contro l'utero. “Non ti formalizzare, parti subito, faremo colazione assieme, tanto abbiamo tutta la giornata per... lavorare, nuora mia.”
Così feci, un brivido eccitante di anticipazione che mi caricò sessualmente mentre mi vestivo di fretta: una gonna nera aderente che mi arrivava al ginocchio, una camicetta bianca attillata che premeva sui capezzoli ancora sensibili dal tormento del suocero, slip neri di pizzo che già si bagnavano al pensiero di Ennio che mi dilatava di nuovo, e sandali neri con tacco basso per camminare sicura verso il mio destino incestuoso. Mezz'ora dopo ero in macchina con lui, la jeep rossa che rombava fuori dal paese, il tragitto veloce su strade asfaltate grigie fiancheggiate da campi verdi, ci scambiammo poche parole – “Hai dormito bene, porcellina?” “Sognando il tuo cazzo dentro di me, Ennio” – ma l'aria era densa di sesso tabù, il suo odore di tabacco e colonia maschile che mi avvolgeva, facendomi stringere le cosce per contenere l'umidità che colava, desiderosa delle attenzioni del suocero, di quel cazzo che mi avrebbe scopata presto come la nuora troia che ero. Parcheggiammo in maniera discreta dietro l'appartamento, un complesso grigio anonimo con balconi marroni e scale esterne di cemento, e appena entrati ci scambiammo un lungo bacio, le sue labbra ruvide sulle mie, la lingua che mi invase con sapore di caffè mattutino e desiderio incestuoso, le mani che mi palpavano il culo attraverso la gonna, facendomi gemere nella sua bocca mentre la mia fica pulsava, bagnata e pronta per il suocero.
Volammo in camera, i vestiti che volarono come foglie rosse in un turbine: la mia camicetta bianca atterrò sul pavimento di moquette beige, la gonna nera si arrotolò sul letto king size con lenzuola bianche fresche, i suoi jeans blu caddero con un tonfo, rivelando quel cazzo XXL semiduro del suocero, rosa e venoso, che mi fece deglutire forte, il cuore rosso che martellava al pensiero di essere scopata dal padre di mio marito. Lo feci stendere sul letto, il materasso che cigolava sotto il suo peso da maschio maturo, e inginocchiata tra le sue gambe larghe – pelose e abbronzate, un odore muschiato di suocero che saliva fino a me – iniziai a trastullargli il cazzo con le mani, le dita che lo accarezzavano piano, sentendo la pelle liscia tendersi, indurirsi sotto il mio tocco da nuora troia, un calore che mi bagnava la fica all'istante. Poi iniziai a baciarlo, le labbra sulle vene bluastre del cazzo del suocero, mentre si induriva completamente, svettando come una colonna viola di carne proibita, e infine gli imboccai la cappella, larga e calda, il sapore salino del precum che mi fece girare lo stomaco in un vortice rosso di incesto, inumidendo la fica con un fiotto caldo che colò sugli slip neri. Assaporai il gusto con voglia, scendendo sino a metà dell'asta poi risalii stringendo la bocca per sentirlo pulsare, provocandomi un piacere acuto al clitoride, mentre con l'altra mano gli stimolavo i coglioni carichi, pesanti e viola, e con il dito medio gli sfioravo il buco del culo, un anello stretto che si contraeva al mio tocco da nuora, facendolo mugolare basso, un suono gutturale che echeggiava nella stanza come una musica primitiva di famiglia profanata.
L'effetto della mia bocca cominciava a farsi sentire, alcune gocce di precum salate mi colarono sulla lingua, facendomi capire che ero brava, che il suocero gradiva molto il lavoro della sua nuora porca – ero drogata dal suo cazzo, desiderosa di farlo godere come lui mi scopava. Mentre lo succhiavo, ficcandomelo in gola con un gorgoglio umido, il suo volto era sereno, gli occhi neri socchiusi nel piacere tabù, e mi staccai un attimo, la saliva che colava dal mento: “Ti piace... vuoi che continui, suocero?”
“Bimba... ormai sai cosa mi piace... stai imparando in fretta... devi essere tu a capire cosa eccita il tuo suocero...” mormorò, la voce roca, carica di comando incestuoso, facendomi bagnare di più, la fica che pulsava al pensiero di essere la sua allieva nel sesso proibito.
Fissandolo negli occhi, un legame viola di lussuria incestuosa, mi girai e gli misi la fica in faccia, stando eretta col busto, le ginocchia che affondavano nel materasso ai lati della sua testa. Ennio mi entrò con la lingua nella fica aperta, bagnata e rosa, un affondo caldo e bagnato che mi mandò brividi di piacere elettrico, un fiotto di umore che scese copioso sulla sua bocca, e lui leccò avidamente, bevendo il succo con slurping rumorosi, il sapore muschiato del mio desiderio da nuora che lo faceva gemere contro la mia carne. Sentii le sue mani che salivano al seno, afferrando le mie tette morbide attraverso il reggiseno nero slacciato, arrivando ai capezzoli duri e rossi, li strinse prima piano, facendomi mugolare basso, un suono rauco che vibrava nel mio petto, poi piano piano strinse e li torse, un dolore acuto viola che si mescolava al piacere della sua lingua sul clitoride, facendomi inarcare la schiena. “Siiiiii... stringimeli... siiii... aaaaaà...” gemetti, la voce spezzata, mentre da sotto, con voce gutturale e bagnata: “Ti piace, porca come ti prende tuo suocero?”
Torcendomi dal piacere e dal piccolo dolore che mi eccitava da morire – quel bruciore che mi dilatava i sensi come il suo cazzo nella fica – risposi: “Sì... mmmm... mi piace... sono tue... mmmmm,” e mi godii in faccia, schizzando un getto caldo sul suo mento, l'odore del mio umore che saturava la stanza, misto al suo sudore maschile da padre del mio marito.
Ennio ora stringeva forte, voleva sentirmi gemere dal dolore/piacere che mi provocava, mentre io gli masturbavo il cazzo con le mani, sentendolo pulsare rigido, venoso, un mostro rosa che mi faceva desiderare di montarlo subito. Ennio continuava a tormentare i capezzoli e a torcerli forte verso l'esterno, il dolore si faceva intenso, un fuoco viola che mi trafisse le tette, ma sopportavo per il suo piacere, mentre gli volavo in faccia liquido dalla fica, getti caldi e appiccicosi che lui leccava instancabile, la lingua che andava dal clitoride al buco del culo, sfiorando l'anello stretto con la punta umida, mandandomi spasmi che mi contraevano il culo. Poi mi abbassai e gli imboccai il cazzo decisa, succhiando forte la cappella, stuzzicandola coi denti piano piano – un morso leggero che lo fece grugnire – scendendo lungo il tronco sin che me lo sentii in gola a rischio di vomitare, la gola dilatata dal suo spessore del suocero, un bruciore eccitante che mi bagnava la fica di più. Risalii e continuai il movimento, cercando di prenderlo tutto in bocca, i suoni gorgoglianti della saliva che colava, il sapore salato che mi riempiva la bocca come la sua sborra.
Il tormento ai capezzoli era atroce ma mi piaceva sempre più, un dolore che mi eccitava, mi faceva sentire sua porca nuora, e mi impegnavo col pompino sin che il pulsare si fece forte, il cazzo che gonfiava in bocca... non smisi, lui continuò con il tormento, stringendo i capezzoli piatti dalla pressione delle dita, un dolore acuto che mi fece lacrimare gli occhi, ma resistevo perché era quasi a sborrare, lo volevo felice, la mia gola sarebbe stata sua. L'esplosione arrivò, un getto caldo intenso mi entrò direttamente in gola, quasi soffocai, mi bloccai per permettergli di scaricarsi, il sapore cremoso e salato che mi riempiva, pulsazioni che mi dilatavano la bocca mentre ingoiavo avida, il brivido del rischio – ingoiare la sborra del suocero – che mi eccitava da morire. Nel frattempo mi par di sentire stimoli simili alla “pipì” e piccoli schizzi mi uscirono dalla fica bagnandogli il volto, getti caldi e incontrollabili che colavano sul suo naso, mentre i capezzoli erano piatti dalla pressione, ma dalla fica i getti continuavano, brevi scosse che muovevano il bacino e un groviglio strano mi saliva allo stomaco, un orgasmo che montava viola e rosso.
Intanto Ennio aveva terminato la sua sborrata nella mia gola, feci uscire il cazzo con un pop umido e mi chinai sulle palle, inalando il suo odore muschiato e salato da suocero, mi tenni il cazzo contro la faccia mentre sussultava ancora, la pelle calda contro la guancia, e io continuavo con i sussulti del bacino, schizzandogli in faccia fiotti rosa che lo facevano ridere basso. Lui mi incitava: “Dai continua... schizza schizza... porca nuora... mmmmm come mi piace... mmmmm,” la voce gutturale contro la mia carne bagnata.
Infine stringendo forte il clitoride, le cosce e il culo, urlai forte: “Gooooodo... porco mi fai godereeee... porcoooooooooo!” un orgasmo che mi squassò, getti violenti che gli bagnarono il viso, il corpo che tremava in spasmi viola, il dolore ai capezzoli che amplificava tutto in un piacere accecante.
Poi mi girai di lato, sdraiandomi sulla schiena ansimante, sudata, col cuore a mille che bum bum bum bum echeggiava nelle orecchie come una musica selvaggia. Lunghi minuti di silenzio in cui solo i cuori parlavano, bum bum bum bum, il mio petto che si alzava e abbassava, la fica che pulsava ancora, dolorante e bagnata.
“È stato bellissimo... mamma mia... ho la pipina che mi manda scosse... sei un gran porco suocero, Ennio,” sussurrai, la voce rotta, girandomi per baciarlo, assaporando il mio aroma che si era bevuto, dolce e muschiato sulla sua lingua.
Lui rise piano, abbracciandomi stretto, i nostri corpi nudi appiccicosi di sudore e umori, e lentamente, esausti, ci assopimmo, il letto che odorava di sesso incestuoso, un profumo rosso che mi cullava nel sonno.
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